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Grotte di Putignano

Meno note ai più delle Grotte di Castellana, le Grotte di Putignano rappresentano un fenomeno di natura carsica nel territorio della cittadina pugliese degno di attenzione.
Di notevole interesse storico e speleologico e' la "Grotta del trullo" (a 500 m. dall'abitato): si tratta di un bellissimo esempio di carsismo (azione chimica e meccanica delle acque piovane su rocce idrosolubili) con presenza di numerose stalattiti e stalagmiti. Scoperta casualmente nel 1931 durante alcuni lavori di scavo, e' stata la prima grotta pugliese ad essere attrezzata per visitatori.
Al sottosuolo si accede tramite alcuni trulli. La grotta principale è suddivisa, per comodità, in due parti: la cavità superiore e quella inferiore.
Considerandole insieme, la quota complessiva al di sotto del pozzo di ingresso raggiunge all'incirca i 20 m . Qui termina il percorso "turistico". Vi é poi, al di sotto di questo, un "percorso speleologico" cui é vietato l'accesso al pubblico, che scende ancora per altri 20 m (oltre i quali si restringe tanto da non essere più praticabile) lungo un tunnel che conduce alla nuova grotta scoperta nel 2006, attraverso una successione di spechi di dimensioni più ridotte rispetto alla cavità superiore, nei quali defluiscono e si disperdono in una miriade di "vene" secondarie, le acque sotterranee che, affluendo dall'alto, alimentano il fenomeno carsico.
Alcune di tali cavità nei secoli (e millenni) passati sono state utilizzate come ricoveri per persone ed animali o come luoghi di culto persino in epoche preromane e paleocristiane. Esempi di tali utilizzo sono la grotta di San Michele in Monte Laureto (a 3 km sulla statale per Noci) con affreschi, altari e una statua dell'Arcangelo realizzata da Stefano da Putignano (sec. XVI) e la grotta della Madonna delle Grazie, situata ai piedi di un'antica masseria in un'ampia zona di boschi.


Grotta di Montenero - Gargano

E’ la grotta più nota dell’intero promontorio del Gargano, nei pressi dell’omonimo monte di Montenero. E' lunga circa un miglio e mezzo ed è divisa in molti cameroni attraverso cui il passaggio è possibile tramite larghi buchi. Le volte, e le pareti di essi sono rabescate di concrezioni stalattitiche, che formano gallerie, cupole, teatri, allberi ed altre originali figure. L’accesso alla grotta da parte dei visitatori è tramite un cancello. Essa è stata attrezzata con una scalinata ed alcune ringhiere che agevolano il cammino interno che si presenta comunque di facile percorrenza.

Superato l’ingresso ci si immette in una enorme sala lunga 20 metri ed alta 10. Questo ambiente si caratterizza per la presenza di grossi blocchi calcarei cementati da colate calcitiche. Sulla sinistra, a pochi metri dall'ingresso, è visibile un camino che si innalza sin quasi a raggiungere l'esterno. Uno stalagmite di notevole dimensione apre un secondo grande salone domiforme, lungo 20 metri circa e largo 5 metri cerca ed altrettanto alto. caratterizzato da una marcata depressione che una volta ospitava un laghetto.
Lungo la parete di sinistra si apre, all'altezza di 10 metri, un foro di 1,5 metri di diametro che permette l'accesso in una galleria riccamente concrezionata che, dopo 20 metri, curva improvvisamente a sinistra restringendosi in un'angusta strettoia (ampliata poi artificialmente), che conduce in un cunicolo adorno di stalattiti candide, di varia forma e dimensione, che dopo pochi metri diviene impraticabile. Scavalcata la grande frana che segna la fine di questa seconda caverna, si giunge in un terzo ambiente di dimensioni più modeste da cui si dipartono alcune salette.


La Lama dei Pensieri e la Gravina di Riggio - Grottaglie

Il territorio del Comune di Grottaglie - l’antica Cryptae aliae ("Altre Grotte" - secondo alcuni - italianizzato poi in Grottaglie), detta anche nei documenti Casal Grande - ed in particolare le gravine, rappresentano l’estremità meridionale dell’area caratterizzata dal fenomeno del "vivere in grotta".
Le più importanti gravine, sono state tutte regolarmente abitate fino al secolo XIII:

  • Riggio.
  • Fantiano (o Lama Infantiana): poco più a sud di Riggio, dominata dalla pineta e dalla macchia mediterranea, con un importante insediamento rupestre medievale nel tratto iniziale.
  • Fullonese (o Foranese): a ovest del paese, conserva numerose testimonianze di grande valore e bellezza, come la Chiesa - cripta dei SS. Pietro e Paolo con un calvario scolpito ed un piccolo eremo rupestre in uno dei suoi rami laterali. Questo villaggio rupestre è stato abitato anche dopo a fine del XIII secolo. Il nome della gravina deriva probabilmente dalla principale attività che vi si svolgeva, ossia l’arte della tintoria condotta da una colonia di Ebrei (dal latino fullo = tintore).
  • Pensieri (o Casalpiccolo o S.Biagio).

La Lama dei Pensieri

E’ una piccola gravina, localizzata a sud del centro urbano. Le pareti di essa non sono strapiombanti, ma solo accidentate.
Gli archeologi vi hanno individuato tracce di abitati capannicoli (in particolare, buche per pali dell’età del bronzo); mentre, sul fondo sono stati raccolti frammenti ceramici riferibili al Bronzo ed all’Età del Ferro, ma anche materiale ceramico di età ellenistica e ceramica sigillata chiara di tarda età imperiale romana.
L’insediamento rupestre medievale della Lama dei Pensieri, noto anche come Casalpiccolo, è costituito da numerose grotte su più piani, molte delle quali ottenute attraverso il riadattamento di cavità naturali.
Il villaggio è composto da circa venti grotte. L’accesso ad esso è possibile attraverso una scalinata, scavata nella roccia, che sbocca nei pressi di una chiesa rupestre. La scalinata di accesso costituiva il terminale di una antica carraia. Il villaggio doveva essere, in passato, protetto da una torre. Numerose grotte, compresa la chiesa, sono oggi prive della facciata, a causa di crolli e di interventi antropici connessi al riuso delle grotte successivamente al loro abbandono.
Le abitazioni più antiche sono quelle localizzate nei pressi del luogo di culto, caratterizzate da una planimetria molto semplice: esse sono composte da un unico vano e da uno spiazzo all’aperto antistante.
Antico appare anche il riutilizzo di alcune tombe a grotticella dell’età del Bronzo.
Nella parte terminale della lama, trova la chiesa rupestre di cui precedentemente accennato. Gli affreschi al suo interno risalgono al XIII secolo e sono affiancati da alcune iscrizioni in greco.
La presenza di un sistema abbastanza imponente di pozzi e cisterne fa ipotizzare un possibile utilizzo dell’acqua a fini produttivi (forse, per la produzione in loco di ceramica).
Certa risulta la presenza dell’allevamento ovino, accertata dal ritrovamento di due paia di cesoie per la tosa delle pecore.


La Gravina di Riggio

La Gravina di Riggio è situata a nord-ovest del centro abitato di Grottaglie. E’ una profonda incisione che si sviluppa per circa un chilometro. La Gravina di Riggio ha restituito tracce di una lontana frequentazione antropica. Infatti, vi sono state rinvenute alcune tombe a grotticella (databili ad un periodo compreso tra il neolitico, l’età del bronzo e l’età del ferro) in continuità con un villaggio capannicolo preistorico di cui si identificano numerosi fori di palificazione scavati nella roccia della gravina (databile in virtù dei reperti ceramici ritrovati ai secoli precedenti la metà del II millennio a.C.). Invece, alcune tombe a fossa scavate sul ciglio della gravina vengono riferite ad un insediamento stabile sviluppatosi tra il VI e il IV secolo a.C.
Sull’origine del villaggio rupestre medievale, pur mancando dati archeologici certi, ci si può riferire ad epoca non anteriore al X secolo.
L’insediamento rupestre occupa l’intera gravina, ma è possibile identificarne tre distinti nuclei: un primo a nord, con residui di fortificazioni; un successivo, nell’area centrale della gravina ed uno all’estremità meridionale del solco erosivo, ai piedi della masseria.
Tra le grotte più interessanti va ricordata la "casa fortezza", che si sviluppa su tre livelli ed è frutto di successivi riadattamenti di cavità naturali.
Vanno menzionati il "cavernone", vano naturale con ingresso regolarizzato; la cosiddetta "farmacia", vano quadrangolare di 25 metri quadri circa, alle cui pareti si possono contare 114 nicchie molto probabilmente destinate all’allevamento dei colombi; il "cenobio", un complesso di quattro abitazioni bicellulari, collegate tra loro in epoca tarda, una delle quali sembra dotata di servizio igienico; alcuni locali scavati nella parte sommatale della gravina, di fronte al cenobio ed alla casa fortezza, comunemente indicati come "vedette".
Nel nucleo più meridionale si trovano le due chiese anonime, riccamente affrescate e databili tra il X e l’XI secolo.


La cosiddetta Chiesa Anonima I

La cosiddetta chiesa anonima I, forse dedicata a San Salvatore, è composta da un’aula quadrata munita di sedile in pietra perimetrale. La parete di fondo è caratterizzata dalla presenza di due absidi decentrate, divise da un sottile tramezzo. Le absidi sono contornate da una profonda decorazione a ghiera di tipo arcaico.
La chiesa anonima I conserva alcuni cicli di affreschi, il cui strato più antico è databile (per lo stile stile e dell’iconografia molto simile a quello della pittura cappadoce e siro-palestinese), alla prima metà del X secolo.
E’ pertanto considerabile come uno dei primi esempi di pittura rupestre in Puglia. Il ciclo di affreschi, manca di cicli cristologici completi ed annovera la presenza della più antica Deesis dell’Italia meridionale nella piccola abside di sinistra. Sulla parete orientale compare, per la prima e unica volta in Puglia, la scena di "Elia che dona il suo mantello ad Eliseo", dominata dalla presenza di un monumentale carro e dalla vivacità dei colori.
Un secondo ciclo di affreschi, posto sulla parete destra della chiesa anonima I, raffigura le immagini di sette vescovi. Esso è databile sicuramente all’XI secolo.


La cosiddetta Chiesa Anonima II

La chiesa anonima II è un esempio di chiesa cimiteriale, con tombe all’esterno, a pianta inversa. All’aula di forma rettangolare, munita di sedile perimetrale e destinata ad ospitare i fedeli e il clero non officiante, si accede attraverso un’arcata al bema a transetto continuo. L’abside è collocata all’estremità destra del bema, caratterizzantesi dalla presenza di cattedra e diaconicon; dalla parte opposta, si trova l’altare identificabile come prothesis.


Le Tagghjate di San Giorgio Ionico

Le cosiddette Tagghjate di San Giorgio Ionico si sviluppano per circa 2 chilometri sul fianco della collina Belvedere: i "tagli" nella roccia tufacea sono spesso profondi anche 10 - 15 metri.
Le Tagghjate (da tagghju, che nel dialetto locale significa, appunto, taglio), dette anche zzuccate, dal nome del particolare piccone utilizzato in passato per estrarre i blocchi di tufo (lo zzueccu), si presentano, tutt’oggi, come una articolata e suggestiva successione di stanze, gradoni, facciate e blocchi torreggianti: un insieme complesso, spesso arricchito da sculture e cavità.
Le Tagghjate hanno come particolarità, inoltre, l’assecondare il cambiamento di luce, passando dal bianco al giallognolo e all'arancio, dal ruggine al rosa, dal grigio al nerastro, a seconda dell’ esposizione, dell’ ora, delle condizioni atmosferiche, aumentando così la suggestione di questi luoghi.
Certamente, uno degli aspetti più affascinanti di questi luoghi è rappresentato dalla presenza di alti blocchi tufacei isolati, come fossero torri di guardia sul paesaggio della cava.


Grotta di San Biagio - Ostuni

Si tratta di una cavità carsica che si apre sullo sperone collinare calcareo soprastante l’omonimo santuario.
Fu scoperta casualmente nel 1950. Vi sono stati rinvenuti numerosi reperti, che fanno supporre che l’area fosse già frequentata nel Neolitico e nell’Eneolitico. Le ceramiche ritrovate si caratterizzano alcune per l’essere in argilla decorata con fasce rosse o brune, altre sono addirittura tricromiche. La loro integrità fa supporre, inoltre, che essi fossero utilizzati per lo più per scopi rituali.
Possono invece datarsi al V-IV millennio a.C. le numerose lame in selce, i punteruoli in osso, asce in pietra levigata, pendagli, un piccolo idolo su conchiglia, un braccialetto in osso ed una pintadera in argilla con motivo spiraliforme a rilievo, che conserva ancora residui di ocra, probabilmente usata per decorare i corpi durante le cerimonie rituali.
Durante l’Eneolitico, individuabile un notevole cambiamento nella produzione delle ceramiche: sono stati infatti rinvenuti grossi recipienti in impasto con decorazione esterna, vasi ad impasto bruno o nerastro, decorati a scanalature e ornati con listelli e pastiglie applicate.
La grotta continuò ad esser utilizzata sicuramente fino alla seconda metà del IV millennio, se non ancora agli inizi del III millennio a.C.


Le Vore e le Doline del Salento

Le rocce del Salento sono state soggette, nel corso di milioni di anni, ad un particolare insieme di fenomeni, noti come carsismo, che hanno modellato le rocce, producendo una grande varietà di forme, costituendo un patrimonio di grande rilievo.
Le manifestazioni carsiche più note sono sicuramente le grotte, ma è giusto menzionare fra esse anche le cavità di pochi centimetri che "bucherellano" una roccia, oppure le ben più grandi doline.
Le doline sono forme carsiche superficiali di grandi dimensioni (da poche decine ad alcune centinaia di metri), conche chiuse con perimetro circolare. Il fondo delle doline e' generalmente ricoperto da depositi terrosi e, a volte, esso è topograficamente più basso rispetto alla falda idrica, tanto da affiorare creando piccole aree palustri.
Un'altra forma tipica, ma meno nota, del carsismo salentino e' quella degli inghiottitoi o vore: sono voragini naturali in cui confluiscono, specie in coincidenza di forti eventi piovosi, pochi e temporanei corsi d'acqua salentini. Le vore sono caratterizzate dall'avere il tratto iniziale sub-verticale. Al loro fondo si crea, dunque, una sorta di fiume sotterraneo alimentato da spettacolari cascate. Si pensi, infatti, che il tratto verticale delle vore e spesso di alcune decine di metri.


Le Vore di Barbarano del Capo

Le vore di Barbarano, piccolo comune di Morciano di Leuca, sono due cavità che si aprono nelle calcareniti (tufi), distanti una dall’altra circa 300 m, ed aventi una profondità di 35 m la grande e 25 la piccola. "Vora" è la versione dialettale del termine voragine con cui si indica una grotta profonda e verticale. La vora grande ha un’ampia apertura in superficie a forma di ellisse i cui diametri misurano 24 m di lunghezza e 16 m di larghezza. L’area su cui si trova la vora grande è leggermente depressa rispetto ai terreni circostanti, tanto da esser recintata per ragioni di sicurezza. La vora piccola ha forma ellittica, è lunga 22 m e larga 16 m. Le sue pareti discendono a picco sul fondo. Esse sono formate da sabbioni calcarei stratificati. Attraverso un corridoio che scorre sulle pareti, si può scendere fino alla profondità di 10 m circa.

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